Classe Media e Mass Media, Destini Incrociati.

dic 02

Classe Media e Mass Media, Destini Incrociati.

Ogni tanto vado a risciaquare i panni in Hudson; in altre parole, passo una settimana a New York per capire cosa succede e cosa succederà in quei settori ancora dominati dalla macchina produttiva, culturale e ideologica dell’Occidente. Questa volta, per caso più che per disegno, sono capitato lì sotto elezioni e, con una certa sorpresa, ho trovato una sostanziale unanimità di analisi e scenario tra tutti quelli che sono i miei tradizionali punti di riferimento. La classe media come mèta ideologica e stazione economica e sociale è estinta; ad ucciderla non sono stati l’ineguaglianza economica, il costo crescente dell’educazione secondaria o lo spropositato uso del carcere come strumento di gestione dell’emarginazione sociale; è stata la tecnologia.

A scatenare questa discussione è stata la pubblicazione dei contenuti di uno studio del governo americano sul lancio dei veicoli auto-guidanti; lo studio prevede che, a fronte di un rilascio commerciale previsto alla fine del 2018 di veicoli da trasporto a guida autonoma, l’economia beneficerà di un aumento della produttività media di quasi un punto percentuale e perderà circa 1,300,000 posti di lavoro (indotto compreso) nei successivi 5 anni. Gli effetti sui titoli di quasi tutte le aziende del commercio e, in particolare, del commercio elettronico, saranno positivi, così come si prevede la creazione di circa 2,500 nuovi posti di lavoro nel disegno e nella produzione di questi veicoli. L’effetto combinato, però, di questi sviluppi benefici con la perdita di occupazione si tradurrà in una contrazione della capacità di consumo generale della società e, in particolare, di quel che rimane della classe media americana.

Sorge spontanea la domanda: “chi consumerà questi beni commerciati da Amazon o Walmart? Chi avrà ancora potere d’acquisto sufficiente per tenere in piedi la macchina commerciale della prima economia mondiale?” Fino ad oggi a una contrazione della capacità di acquisto della classe media e povera, si era contrapposto un crollo dei prezzi dei beni e dei servizi – basti pensare alla sequenza di anni a inflazione negativa e alla quantità di denaro immesso nelle economie mondiali dalle banche centrali. Di fatto permettendo stili di consumo ancora sostanziosi su un battente ridotto di disponibilità economica. Ad oggi, però, gli effetti della tecnologia si intensificano alla ricerca di efficienza, di fatto permettendo di contrarre ancora il costo finale del prodotto lavorando su tutti i filoni di produzione, dagli stabilimenti al trasporto, dalla distribuzione alla commercializzazione; in questa contrazione, però, si consumano posti di lavoro e, quindi, capacità di acquisto delle classi media e bassa, a ritmi accelerati.  Le tracotanti voci isolazioniste del neo presidente Trump porteranno, quindi, a un caso di scuola in cui il costo dei beni ricomincerà a salire (per l’effetto combinato delle tariffe stesse e del rientro della produzione domestica), forse addirittura neutralizzando l’effetto virtuoso della tecnologia sulla produzione, distribuzione e commercializzazione? In questo quadro incerto, i dati sono però incontrovertibili e ancora più crudi se visti fuori da una prospettiva economica e in una prospettiva sociale.

Se l’introduzione della tecnologia di guida autonoma ha un effetto sui colletti blu del trasporto e della logistica, altre classi sociali che noi di solito identifichiamo con la coorte mediana della distribuzione del reddito subiscono in misura crescente l’impatto del binomio tra intelligenza artificiale e computazione cloud. Per restare nel nostro campo, le testate economiche (Bloomberg, Wall Street Journal, Associated Press, etc.) hanno, nel 2016, passato la soglia del 50% di contenuti prodotti da computer; nel 2017 è previsto lo stesso risultato per le testate sportive. In generale, se combiniamo l’impatto della crisi economica del settore con la diffusione della tecnologia digitale nella produzione e nella distribuzione dei contenuti, il numero di giornalisti professionisti nel 2016 è esattamente la metà rispetto al 1992 (anno di elezione di Bill Clinton alla casa bianca) mentre il numero di persone che dichiara di produrre contenuti è più che decuplicato. Come ha avuto modo di dirmi un mio compagno di università che dirige l’unità di giornalismo investigativo del Wall Street Journal: “ non è questione di se mi licenzieranno, è questione di quando.” Il suo paracadute è lo sviluppo di un prodotto digitale dedicato solo ed esclusivamente al giornalismo investigativo su temi legati alla vita di Brooklyn. Iniziative di questo tipo, mi dice lui stesso, aprono e chiudono al ritmo di circa 200 l’anno solo nella zona di New York.

Molto del successo di Trump e del malessere americano va ricercato in questo lento ma inesorabile allargarsi dell’ambito di sostituzione tecnologica ai lavori dell’intelletto. La trasmutazione di solide carriere dipendenti nei settori del lavoro d’ingegno con una combinazione di piccola imprenditorialità e collaborazioni indipendenti introduce un livello di fragilità e insicurezza che le note storture del sistema americano (la mancanza di un servizio sanitario nazionale e la contrazione del periodo di accesso ai sistemi di welfare) amplificano. Insicurezza e Fragilità che riguardano sempre meno solo la parte sotto educata o immigrata della società e sempre più anche una percentuale sostanziale dell’America bianca – già paranoica per essere diventata demograficamente minoranza in un paese che non sente più suo. Famiglie di colletti bianchi del Wisconsin si sono accollate centinaia di migliaia di dollari di debito per far studiare i propri figli in università decenti; famiglie che si ritrovano adesso con una generazione che ritorna a casa perché incapace di trovare collocazione nei rami più bassi del giornalismo, delle professioni legali o para mediche. Per questa generazione il peso del debito universitario diventa spesso insostenibile e porta a cercare immediatamente sotto occupazione nei settori del servizio o della ristorazione; emergenze che diventano carriere e poi vite.

L’effetto è quello della disgregazione della classe media come stazione sociale, come corpo stabile della cultura e del consumo all’interno della società. I mass media del XX secolo sono stati costruiti per informare, persuadere e educare la classe media e un’audience di massa; oggi queste imprese non hanno più un mercato di riferimento e conseguentemente una legittimità riconosciuta dalla società, dalla politica o dagli investitori pubblicitari. La tecnologia digitale ha polverizzato le barriere di entrata alla produzione e alla distribuzione dei contenuti, aumentando la produttività di questa industria a livelli inimmaginabili; nel contempo, però, ha obliterato la capacità e la propensione di acquisto del mercato di massa che la sosteneva, impoverendone le prospettive. Soprattutto, alla ricerca di una sostenibilità economica elusiva, i grandi editori stanno introducendo livelli crescenti di sostituzione digitale, cancellando milioni di posti di lavoro che erano mèta ambita e aspirazione dei giovani della classe media e ledendo ancora di più il cordone ombelicale di legittimità e rilevanza che li legava al loro mercato di riferimento.

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One comment

  1. Questo si che è un contenuto di valore! :-)

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