Fake News: come ti cambio una elezione con 170,000€

nov 10

Fake News: come ti cambio una elezione con 170,000€

Gartner ha recentemente pubblicato uno studio in cui prevede che le “Fake News” accompagneranno le società occidentali per gran parte del prossimo ventennio. Alla base di questo fenomeno ci sono i modelli economici di Silicon Valley, elementi antropologici universali e ineluttabili e i processi della distribuzione digitale. L’etichetta “Fake News” è, però, ambigua: esistono, infatti, due categorie di “Fake News;” la prima causata da pigrizia e la seconda da malizia. Nella prima ricadono tutte le informazioni che, per scarsa attenzione, pressione economica o cattiva programmazione del bot tendono a essere fattualmente incorrette; nella seconda tutte quelle che, per disegno, tendono a inquinare il discorso culturale e sociale a favore di qualcuno. La prima è risolvibile con la tecnologia e il lavoro umano; la seconda no.

Il principale responsabile dell’intelligence digitale del Cremlino, Andrey Krutskikh, ha recentemente dichiarato: “nell’arena dell’informazione digitale, siamo in grado di parlare da pari a pari con gli Stati Uniti.” Nel gennaio 2017 la CIA, l’FBI e la NSA hanno confermato che dietro la manipolazione delle piattaforme digitali americane durante le elezioni del 2016, è evidente un disegno politico russo mirato alla polarizzazione del discorso culturale della nazione, alla caduta dell’immagine internazionale degli USA e alla presa di potere di leader e movimenti populisti. Le analisi interne di Facebook destinate alla commissione d’inchiesta del Congresso, hanno ricondotto “inequivocabilmente” 470 account a due entità russe vicine al Cremlino: la “Internet Research Agency” di St.Pietroburgo e la “GRU” (il servizio segreto militare). Questi account hanno lanciato 3,000 campagne nel periodo elettorale, per una spesa di circa 175,000$ e un’audience stimata di circa 20,000,000 di persone; audience concentrata nei siti geografici e nelle coorti demografiche in bilico nella scorsa elezione presidenziale USA. Twitter, in un’analisi ancora parziale per la stessa commissione, ha individuato circa 200 profili falsi coinvolti in disinformazione e legati a entità russe, mentre Google ha bandito dalle sue piattaforme di acquisto pubblicitario oltre 200 inserzionisti. Nelle elezioni presidenziali tenute in Francia e Germania nel 2017, i servizi segreti e le polizie postali dei due paesi hanno ottenuto la chiusura preventiva di oltre 1,000,000 di account social.

Sempre secondo gli investigatori americani, siamo di fronte a un disegno destabilizzante portato avanti dalle istituzioni politiche russe sotto la copertura d’istituti di ricerca, editori digitali, piccoli criminali e hacker dispersi in Europa dell’Est e in Russia. Agili, questi operatori spesso a contratto, sono capaci di agire attraverso una combinazione di software e finti profili social comprati tramite il dark web. Esiste, infatti, una vera e propria industria legata alla creazione e alla vendita di questi profili che serve operatori con fini politici o commerciali. Non è raro che il profilo sia attivo per anni e presenti nomi e dati di persone realmente esistenti cui sono abbinati post e immagini studiate per costruire identità aggreganti per i segmenti di persone che si vuole influenzare; ad esempio, molti dei profili creati nel 2016 avevano identità di membri della classe medio-bassa della Pennsylvania e dell’Ohio. Dopo un periodo iniziale in cui questi personaggi inventati comunicano relativamente alla falsa vita che la loro identità conduce, sono introdotti gradualmente post, spesso supportati anche con campagne a pagamento o con il lavoro di disseminazione di massa fatto da BOT, che riproducono informazioni provenienti da siti nati ad hoc o da blog marginali scelti per i contenuti infiammatori e divisivi. Tra questi nel 2016 spiccava il neonato DCLeaks che pubblicava i risultati dei cyber furti di materiale riservato, incluse le famose mail di Hillary. Gli esperti della contro-intelligenza americana hanno poi ricondotto direttamente DCLeaks alla GRU, i servizi segreti militari russi.

In questa seconda categoria di “Fake News” non si tratta, quindi, solo di disseminare notizie false, ma di attivare comunità marginali, spesso già estreme ed estremiste, dando loro un amplificatore digitale che le renda in grado di dettare i termini di ciò che appare rilevante nel discorso digitale collettivo; distorcendo così l’immagine che chi usa quella piattaforma ha della realtà. Nel mondo di bit, infatti, la gerarchia di valore dell’informazione non è centrata sul concetto di vero, piuttosto verte sulla rilevanza rispetto al discorso generale, ergo sulla popolarità attuale o potenziale di un singolo contenuto all’interno della piattaforma stessa.

Zuckerberg aveva inizialmente identificato il fenomeno come marginale: meno dello 0,01 di tutti i messaggi elettorali circolati su FB, lo 0,25% delle ricerche su Google, 450,000$ spesi in un mercato di oltre 83 miliardi di dollari, circa 20,000,000 di utenti coinvolti su 3 miliardi di profili Facebook e Twitter. Lui, come tutto il settore digitale, aveva però sottovalutato l’effetto che queste azioni stanno avendo sul discorso pubblico; effetto tanto forte da minare la fiducia della politica e di molti cittadini verso le stesse piattaforme digitali e verso il modello egemonico economico e culturale tech-centrico americano che a queste piattaforme tanto è legato. Lungi dall’essere marginale, la partita è diventata centrale, tanto da aver convinto tutti i titani della Silicon Valley a fare marcia indietro, collaborare con le indagini del Congresso e dichiarare pubblicamente, come ha fatto sempre l’attivissimo Zuckerberg la prima settimana di Ottobre, che: “siamo di fronte ad una nuova sfida: siamo diventati la piattaforma attraverso cui stati nazione cercano di sovvertire la vita democratica, ma saremo in grado di gestire questa sfida.”

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