Trump, le grandi fusioni, la Net Neutrality e la FCC

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Trump, le grandi fusioni, la Net Neutrality e la FCC

Donald Trump, al contrario di Barack Obama, non è un presidente ritenuto vicino alla Silicon Valley. Google, Facebook, Amazon e Netflix hanno giocato un ruolo importante nella costruzione della mitologia dell’ex presidente democratico, il quale ha contribuito non poco allo sviluppo economico e culturale del plesso tecno-centrico della nuova economia americana. Basti pensare a uno dei primi atti della sua amministrazione: il riconoscimento attraverso un regolamento federale del principio di “net neutrality” cioè dell’assunto che nessuna società di telecomunicazioni avesse il diritto di imporre differenze di tariffa o di qualità del servizio tra diversi contenuti o diversi servizi digitali. Un intervento che ha certamente favorito lo sviluppo dell’offerta Over The Top (cioè servizi proposti da un terzo su reti che non gli appartengono) impedendo ai proprietari delle reti di diversificare l’offerta di servizi o contenuti sulle proprie infrastrutture. Sempre l’amministrazione Obama, ha deciso di classificare l’accesso a internet come un servizio pubblico e non come un servizio d’informazione, dando così alla Federal Commission for Communication (FCC) le armi per intervenire sul settore con la forza del regolatore. Lo Stato federale non ha, infatti, nello statuto americano, il diritto di regolamentare su servizi catalogati come servizi di informazione se non attraverso il processo legislativo delle camere o quello giudiziario, dovendo in quel caso limitarsi a un ruolo di arbitro rispetto a regolamenti auto-prodotti dal settore industriale o leggi della Repubblica.

I nomi che l’amministrazione Trump ha scelto per guidare il team di transizione in questo settore sono Jeff Eisenach e Mark Jamison, entrambi dichiaratamente opposti alla designazione dell’accesso a internet come bene pubblico, entrambi critici dell’applicazione come principio assoluto della net neutrality. Entrambi hanno dichiarato che il primo atto della nuova gestione della FCC sarà il rispristino della designazione di servizio d’informazione per l’accesso a internet. Il ritorno alla condizione di servizio d’informazione è il passaggio necessario a ridimensionare immediatamente il ruolo regolamentare della commissione e a permettere all’industria di autoregolamentarsi nella definizione delle guide sulla neutralità della rete. Sarà quindi l’industria a decidere sui divieti di possesso incrociato tra rete e media, e tra la possibilità di possedere diverse tipologie di media nei mercati locali e nazionali. Così come saranno gli operatori Telco a decidere se siano permessi lo sviluppo interno o la conclusione di accordi con chi offre servizi media che contemplino differenziazioni di servizio o tariffa nel trasporto dei dati sulle proprie reti. Di fronte a questo fenomeno l’amministrazione Trump ha già osservato che “basterà il buon senso; nessuna società di telecomunicazioni potrebbe rischiare l’insoddisfazione dei propri consumatori privilegiando un servizio rispetto a un altro in un mercato così ricco di competizione”.

La scorsa settimana, a sorpresa, l’amministrazione Trump ha nominato presidente della FCC Ajit Pai e non uno dei due nomi che avevano per il magnate americano seguito la vicenda nel team di transizione. Pai è famoso perché, già membro del consiglio di amministrazione della FCC di nomina repubblicana durante il periodo Obama, aveva reagito alla designazione dell’accesso internet come servizio pubblico e alla difesa della Net Neutrality citando l’imperatore Palpatine di Guerre Stellari. “I loro giorni sono numerati” era stato il suo commento all’indomani della pubblicazione del regolamento FCC che sanciva i due punti in questione. Fermo sostenitore della libertà dei settori industriali di definire le proprie pratiche, Pai è già al lavoro per restituire l’accesso internet al reame dell’informazione e riaprire così il periodo delle grandi fusioni re-introdotto dall’affare Time Warner/ At&T.

Vale la pena notare come il passaggio dell’accesso a internet da bene pubblico a servizio di informazione sia strumentale anche a indebolire i vincoli in termini di privacy dei dati; infatti il settore regolamentato è soggetto a restrizioni maggiori, anche verso lo Stato federale stesso, di quanto lo siano i servizi internet che invece ricadono nella seconda categorizzazione. In altre parole, le regole e i vincoli che oggi definiscono la raccolta dati da parte di un operatore di telecomunicazioni sono molto più stringenti di quelle applicate a una piattaforma social o a un provider di posta elettronica. Egualmente, l’applicazione di queste regole è nel dominio della FCC per le imprese di telecomunicazione, mentre non lo è per le imprese operanti nei servizi digitali, campo in cui è necessario l’intervento della giustizia o del legislatore. La designazione come servizio d’informazione dell’accesso a internet permette che l’industria di tornare ad autoregolarsi anche in questo campo, di fatto disegnando le policy di difesa del dato all’interno tra le aziende e non riferendosi ai più severi regolamenti federali. La condivisione dei dati degli utenti sarà quindi determinata da un regolamento interno all’industria e la FCC avrà un ruolo d’influenza sulle regole ma nessuna capacità di disegno o potere di controllo su queste.

Questo riallineamento politico avviene di pari passo alle udienze pubbliche legate all’approvazione della fusione tra Time Warner e At&T; il primo colosso americano che metterebbe insieme accesso e contenuti, informazione e infrastruttura di rete. Un matrimonio guardato con sospetto dalla Silicon Valley; un’unione che i due amministratori delegati hanno descritto, davanti alla commissione giudiziaria del Senato, come un atto di resistenza al dominio delle aziende tecnologiche. Mettendo insieme possesso della rete e contenuti, sostengono i due, si crea la possibilità di competere con le grandi piattaforme tecnologiche offrendo servizi e prodotti al consumatore che abbiano convenienza e posizionamento privilegiato indipendentemente dal filtro apposto dalle piattaforme over the top come Google, Facebook o Amazon. Distribuire contenuti o servizi su una rete di proprietà permette all’operatore di recuperare un rapporto diretto, anche di fatturazione, con il consumatore riappropriandosi di parte del valore relazionale che oggi è intermediato dalle grandi aziende tecnologiche. Le preoccupazioni legate alla stazza della futura azienda e alla sua capacità di inibire competizione o creare distorsioni nell’accesso a danno dei consumatori vengono, quindi, contrastate con un sostanziale richiamo alla solidarietà tra produttori di contenuti e abilitatori di accesso, raccontati come outsider in un mondo che vede la distribuzione di informazione e intrattenimento sempre più dominata dal digitale e dai suoi campioni.

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